2007 Barolo: Initial Thoughts on an impressive vintage

I have just returned from a 10-day trip to the Langhe in Piemonte where I was able to taste soon-to-be released bottlings of three wine types produced entirely from the Nebbiolo grape: Roero Rosso (the new bottlings from 2008), Barbaresco (2008) and Barolo (2007). This was the Nebbiolo Prima event in Alba, organized for several dozen journalists (as well as some retailers) from around the world. I wrote about 2008 Barbaresco last time out – in this post, I will deal with 2007 Barolo.

First and foremost, this is a very good to excellent vintage, but not one I think can be defined as great. 2007 was a warm year to be sure and the wines have impressive ripeness and very good acidity. The wines are balanced and in some cases, quite approachable now, a trait not seen in the 2006 Barolos. However, that year’s Barolos displayed much deeper concentration along with more firm tannins; the 2006 Barolos are wines for 10-15 years down the road, with many of them peaking in 20-30 years. While there are a few bottlings of 2007 Barolo that will drink well at 25 years of age (such as Pio Cesare “Ornato” and the Renato Ratti “Rocche”), I believe most of these wines will peak at 15-20 years of age, which is for the most part, a typical timeframe for a very good Barolo vintage.

So while 2007 is not a great vintage, it is most certainly an appealing one. Several producers told me that they expect these wines to sell very well, as they have suchforward fruit as well as round, elegant tannins. This is the thing to remember about the quality and characteristic of this vintage; unlike 2006 which needs time, these wines can be enjoyed in the near term. This is important, as there are many wine drinkers who are curious about Barolo, especially this particular vintage, which will no doubt receive very good press. 2006 may be a more classic Piemontese vintage (and one I think is outstanding), but for many wine lovers who do not drink Barolo on a regular basis – or for those interested in discovering Barolo for the first time – 2007 is a vintage that will offer ample pleasure.

As for the individual communes themselves, Verduno performed brilliantly. This is not one of the larger communes of the Barolo zone, but the quality of wines from this small area was remarkably high. There were five wines in the tasting from Verduno and I awarded three of them a 4-star (excellent) rating with one wine receiving three stars (very good) and one wine – the Fratelli Alessandria “Monvigliero”- receiving my top rating of five stars – outstanding. This wine has lovely perfumes – my notes refer to orange pekoe tea, strawberry jam and cedar – and there is beautiful depth of fruit with ideal sturcture. This is a wine that should be at its peak in 20 years – or perhaps longer. The wines from Verduno are not the most powerful of the Barolos, but they are among the most seductive. The producers here, such as Burlotto and Castello di Verduno have been performing at a high level for years, so it’s nice to see their success in 2007.

The commune of La Morra is home to a higher percentage of Barolo vineyards than any other, so naturally there were many bottlings offered at this event. To no surprise, the wines of Renato Ratti were among the very best, especially the“Conca” and “Rocche” bottlings. Both wines offer marvelous aromas of red cherry, orange peel and plum with nicely integrated wood notes backed by an impressive mid-palate. These wines are almost as deeply concentrated as their 2006 counterparts – not quite, but almost – and offer beautiful acidity. These are built for the long haul – I marked down “25 years plus” for the Conca and “30 years” for the Rocche. Pietro Ratti has done a marvelous job following in his father’s footsteps and has been producing some of the finest and most consistent Barolos of the past decade; these bottlings from 2007 are further evidence.

 

I nuovi Barolo, Barbaresco e Roero

La settimana scorsa abbiamo partecipato a Nebbiolo Prima, ossia l’anteprima mondiale di degustazione del Barolo, Barbaresco e Roero: il vitigno Nebbiolo nelle sue diverse espressioni. Cioè i vini più longevi e nobili di’Italia.

La manifestazione riunisce venditori, importatori, sommelier, pennaioli e critici da tutto il mondo. È organizzata dall’Unione Produttori Vini Albesi, che dal 1973 ha rimesso nell’uso la caratteristica e autoctona bottiglia Albeisa, dopo che per due secoli era stato sostituita da bottiglie di foggia francese (Bordolese e Bogognotta) in quanto più economiche e regolari.

Così, dopo essere sopravvissuti all’assaggio di qualche centinaio di vini, in 5 giorni e altrettante cene, possiamo tentare qualche giudizio:

  • l’annata 2007 (l’avevamo già scritto) è stata calda ma i vini prodotti non sono cotti, ma maturi, nel senso di pronti ad essere bevuti. I vini 2007 non hanno la complessità dei 2006, e nemmeno avranno la loro longevità, ma hanno una considerevole piacevolezza, e già da non pochi mesi. Bisogna approfittarne.
  • L’annata 2008 non è stata calda, ma irregolare e a tratti piovosa, e ha richiesto lavoro in vigna oltre che pazienza nella vendemmia. I vini 2008 sono variabili, con acidità spiccata, nei migliori casi combinata a un bel corpo pieno. Talora austeri, talora espressivi, sono comunque meno pronti dei 2007. I migliori 2008, però, paiono più complessi dei migliori 2007.

BAROLO 2007: nonostante le voci contrarie, primeggiano ancora le interpretazioni barricate dei vini che, in un’annata in cui non è mancata l’alcolicità, riescono poco piacevoli, oltre che poco riconoscibili.

I migliori
Bartolo Mascarello;
Giuseppe Rinaldi “Brunate Le Coste”
Cavallotto “Bricco Boschis”
Guido Porro “Vigna S.Caterina”
Giacomo Fenocchio “Villero”

Molto buoni
Giuseppe Rinaldi “Cannubi-San Lorenzo Ravera”
Burlotto “Vigneto Cannubi”
Giacomo Fenocchio “Bussia”
Francesco Rinaldi “Le Brunate”

Buoni
Castello di Verduno “Massara”
Giacomo Brezza “Cannubi”
Marcarini “La Serra”
Massolino “Parafada”
Borgogno F.lli “Cannubi”

BAROLO RIOSERVA 2005: una ventina i vini Riserva da un’annata non facile e piovosa. Molto buoni il “Vignolo” di Cavallotto e il “Monvigliero” del Castello di Verduno. Buona la Riserva 2005 di Livia Fontana.

BARBARESCO 2008: certamente non pronti, vini ancora spigolosi, è stato difficile destreggiarsi fra acidità e tannini, accentuati dalle solite e pacchiane tostature di barricche.

I migliori
Rizzi “Nervo Fondetta”

Buoni
Castello di Verduno “Rabajà”
Cortese “Rabajà”
Castello di Neive “Santo Stefano”
Castello di Neive “Gallina”
F.lli Giacosa Basarin”
Albino Rocca “Ronchi”
Moccagatta “Bric Balin”
Rattalino “42”
Cascina delle Rose “Tre Stelle”

BARBARESCO RISERVA 2006: poco più di una decina i Riserva in assaggio, da una bellissima annata, che ha dato vini austeri ma equilibrati e longevi, oltre che deliziosi. Cominciano a esprimersi ora. Il migliore assaggiato è la Riserva “Santo Stefano” del Castello di Neive.

Roero: i vini del Roero migliorano, nonostante l’annata 2008 sia stata spigolosa. Le Riserve del 2007 presentate non ci hanno pienamente convinto.

I migliori 2008:
Cascina Val del Prete
Cascina Ca’ Rossa “Audinaggio”

All’anteprima mancavano alcune delle più celebri aziende vinicole d’Italia, che recensiremo in uno dei prossimi articoli: Giacomo Conterno, Angelo Gaja, Giuseppe Mascarello, Roberto Voerzio, Sandrone, Aldo Conterno e, non ultimo, Bruno Giacosa. I Giacosa, qualche giorno fa, hanno deciso di riprendere la collaborazione con Dante Scaglione che aveva affiancato per tanti anni il grande Bruno in cantina fino al 2008, per poi essere sostituito da Giorgio Lavagna. Il ritorno di Scaglione fuga ogni dubbio e timore sul cambiamento di stile di quelli che sono fra i più eccellenti vini (Barolo e Barbaresco su tutti) mai prodotti in Italia. Bruno Giacosa è un faro per tutta l’enologia e l’estetica enogastronomica. Il suo 1964 Barbaresco Santo Stefano Riserva etichetta rossa, assaggiato un mese fa a Los Angeles assieme ad altri vini rarissimi, è semplicemente magnifico.

 

A Nebbiolo Prima 2011 di Alba riflettori puntati sui vini Roero, Barbaresco e Barolo

di Luciano Pavesio

Considerata a ragione una delle più importanti anteprime internazionali riservate agli addetti del settore enologico, anche quest’anno Nebbiolo Prima ha permesso a circa 120 tra giornalisti e buyer provenienti da tutto il mondo di tracciare un primo esame delle ultime annate in commercio diBaroloBarbarescoRoero.
L’evento organizzato ad Alba dall’8 al 13 maggio dall’Unione Produttori Vini Albesi, in collaborazione con la società di comunicazione trevigianaGheusis, non si è limitato alle “solite” degustazioni, allestendo bensì un fitto programma di incontri e di indimenticabili retrospettive direttamente nelle cantine dei produttori, indiscutibili protagonisti ed artefici di questo affascinante mondo del vino, che hanno creato le condizioni ideali per esaminare tenuta, eleganza e fascino di uno dei migliori vitigni del pianeta: un vero e proprio cammino verso la meta, che ha permesso di incamerare in ogni istante miriadi di emozioni ed esperienze indelebili.
Onore al merito pertanto a Enzo Brezza, presidente dell’Albeisa, e al suo predecessore Pietro Ratti, attuale presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, per essere riusciti a mantenere vivo l’interesse di un evento nato una quindicina di anni fa come Alba Wines Exhibition, incontrando prima di tutto l’approvazione dei 181 produttori che hanno aderito quest’anno alla manifestazione e sottoposto all’esame “alla cieca” ben 304 vini in condizioni ambientali e climatiche ideali all’interno del Palazzo Mostre e Congressi, grazie all’estrema professionalità e simpatia dai sommelier dell’AIS coadiuvati dagli allievi della Scuola Enologica di Alba. Sconcertano e deludono purtroppo ancora una volta gli “assenti ingiustificati” di questa rassegna, forse ansiosi del confronto diretto “alla cieca” con meno illustri e blasonati colleghi, timore che però li porta a farsi sfuggire la ghiotta occasione di salire “a casa propria” su un palcoscenico di risonanza internazionale.

Roero
I primi assaggi di Roero Docg 2008ci permettono di prendere le misure dell’annata, considerata impegnativa e delicata dal punto di vista agricolo a causa dell’estrema variabilità climatica fino a fine agosto, con punte di umidità e freddo rilevanti, culminata fortunatamente con un autunno incredibilmente immune da scrosci d’acqua che, unito a buone escursioni termiche giorno-notte, ha creato le condizioni ideali per il Nebbiolo, giunto alla vendemmia con un perfetto grado di maturazione zuccherina e una ragguardevole acidità fissa, leggermente superiore agli anni precedenti, base indispensabile per la freschezza e longevità dei vini.
I relativamente pochi vini presentati (solo 14) probabilmente impediscono di avere un panorama completo sia dello stato del territorio a nord del Tanaro sia del livello produttivo, ma viceversa appare chiara la volontà di emergere sfruttando appieno le potenzialità del Nebbiolo, coltivato su terreni più calcarei e sabbiosi, da parte di produttori per anni costretti a vivere “all’ombra” dei più blasonati “cugini” di Barolo e Barbaresco, ma che in questi ultimi anni hanno visto aumentare la loro popolarità grazie all’autentico boom di gradimento che sta incontrando il bianco Roero Arneis.
Buona freschezza nella beva, mineralità, pulizia ed equilibrio nella maggioranza dei 14 vini, in particolare quelli prodotti daCascina Val del Prete di Priocca, il “Monfrini” di Maurizio Ponchione di Govone, l’”Audinaggio” da viti a Vezza d’Alba diCascina Ca’ Rossa e il “Bric Paradis” di Renato Buganza di Guarene.
Discorso un po’ diverso con gli altrettanti Roero Riserva Docg 2007 che, complice l’annata decisamente più calda e ricca, si caratterizzavano per una corposità e complessità talvolta eccessive, a scapito di freschezza e beva, che sono però ben evidenti e presenti nel “San Francesco” del giovane produttore Lorenzo Negro di Monteu Roero, nel “Roero Montegalletto” diCascina del Pozzo di Castellinando, nell’”Antaniolo” di Daniele Pelassa di Montà d’Alba, nel balsamico “Valmaggiore” diCascina Chicco di Canale d’Alba e nella Riserva dei Fratelli Casetta di Vezza d’Alba. Strutture più importanti, senza però pregiudicarne piacevolezza e persistenza, per il “Rocche dra Bossora” di Michele Taliano di Montà d’Alba, per il “Braja” diDeltetto, per il “Mombeltramo” di Malvirà e per la Riserva di Pace, tutte e tre originari da vigneti a Canale d’Alba.

Barbaresco
Promozione a pieni voti per l’annata 2008 al termine della degustazione dei74 Barbaresco, che hanno confermato impressioni e giudizio espressi a proposito del Roero.

Treiso – Nei vini provenienti da vigneti coltivati in questo comune ho riscontrato una qualità eccelsa, vicina al 90% dei prodotti degustati, dove prevalevano a mio avviso per finezza, eleganza e persistenza il “Pajorè” diRizzi, e il “Valgrande” di Cà del Baio. Freschezza e note fruttate che ne agevolano la beva nel “Marcarini” e nel “Vigneto Nervo” della Cantina Pertinace e nel “Nubiola” di Pelissero, note vanigliate e speziate nel “Noemy” di Vigin e nel vino della Ganghija del giovane Enzo Rappalino.

Neive – Una trentina i barbaresco in esame di Neive, con sfumature maggiori tra i primi e gli ultimi della “classe”. Ottimi riscontri per il “Bordini” di Fontanabianca, per il “Cè Vanin” di Rivetto, per il “Serraboella” di Fratelli Barale, il “Palazzina” di Montaribaldi, per le note di rosa e balsamiche del “Canova” di Fabrizio Ressia, quelle di frutti rossi del “Bricco San Giuliano” di Pasquale Pelissero, del “Basarin” di Adriano Marco e Vittorio e del “San Cristoforo” di Elio Filippino, di sottobosco del “Gallina” di Ugo Lequio, di vaniglia e spezie del “Basarin” di Moccagatta.

Barbaresco – Anche nei 29 Barbaresco provenienti dall’omonimo comune risultavano nette le differenze a seconda della “mano” aziendale, la zona di coltivazione dei vigneti e probabilmente il grado di maturità delle uve, che determinava una buona freschezza, associata però alla necessità di ulteriore affinamento in bottiglia, nel “Ad Altiora” di Michele Taliano, nel “Sorì Sartù” di Massimo Penna di Alba, nel “Montestefano” di La Ca’ Nova, nel “Rabajà” di Ca’ du Rabajà e di Giuseppe Cortese, nell’”Asili” di Ca’ del Baio, nel “Rio Sordo” di Cascina delle Rose, nel “Roncaglie” di Poderi Colla e nei vini di Olek Bondonioe dei sempre affidabili Produttori del Barbaresco.
Le Tenute Marchesi di Gresy nel loro “Martinenga” ritrovano il loro inconfondibile stile dato dal colore scarico, tannino fitto e grande eleganza. Maggiori strutture e tenore alcolico invece per il “Bric Balin” di Moccagatta, nel “Rabajà” di Cascina Luisin e del Castello di Verduno, nel “Ronchi” di Albino Rocca, unite a una netta nota balsamica nel “Sorì Montaribaldi” dell’omonima azienda.
Barbaresco Riserva 2006 – Le quattordici Riserve hanno confermato la grande complessità, tipicità, pienezza e grandezza di questa annata, interpretata in maniera impeccabile da Cascina Bruciata attraverso il suo “Rio Sordo” e da Roberto Sarottocon il “Gaia Principe”, seguiti dal “Nervo Vigna Gaia” di Armando Piazzo, dal “Gallina” del Castello di Neive e dal “Bricco” diDante Rivetti.

Barolo
Le impressioni solo parzialmente positive sulla “calda e ricca” annata 2007 erano già scaturite in abbondanza un anno fa in occasione degli assaggi in anteprima di Barbaresco e Roero, salvo poi però correggere il tiro sulla mancanza di tutte queste “facilità di beva, strutture in eccesso, squilibri” riassaggiando i vini in autunno.
Penso che una situazione simile si riproporrà anche quest’anno a proposito dei 172 Barolo analizzati nel corso delle tre mattinate, con il calore e la morbidezza alcolica come denominatore comune, spesso in maniera marcata, ad ammorbidire e mascherare la loro tannicità, malgrado l’ottima scelta dei sommelier di mantenere una temperatura di servizio non superiore ai 16 gradi per cercare di privilegiare il frutto e una beva fresca.

Castiglione Falletto – Nella prima giornata erano i 18 vini di questo comune a ricevere maggiori preferenze in termini di equilibrio ed eleganza, dai “tradizionalisti” caratterizzati da colori granati più scarichi, tannino incisivo ed eleganza “Villero” di Poderi e Cantine Oddero, “Parussi” di Massolino, “Castiglione Falletto” di Elio Filippino, “Bricco Boschis” di Cavallotto e “Rocche di Castiglione” diRoccheviberti, ai più ricchi e concentrati sia nel colore che nella sostanza “Solanotto Altinasso” di Cavalier Bartolomeo, “Vigna Pugnane” di Cascina Sciulun di Franco Conterno, “Montanello” di Tenuta Montanello, “Villero” di Boroli e di Giacomo Fenocchio e l’”Enrico VI” di Cordero di Montezemolo-Monfalletto.

Verduno – Ristretto il gruppetto di produttori aderenti alla rassegna, appena cinque, con vini caratterizzati da tannini decisi ed eleganti, buon quadro aromatico, note di spezie presenti in particolare nel “Neirane” di Bosco Agostino, nel cru storico “Monvigliero” dei Fratelli Alessandria e nel “Massara” del Castello di Verduno.

Novello – Anche in questo caso solo 6 i vini in degustazione, dove spiccavano per pulizia e freschezza il “Ravera” di Elvio Cogno ed i Barolo diGiribaldi e di Armando Piazzo.

Barolo – Molte le aspettative per la trentina di vini provenienti dal “capoluogo”, anche se purtroppo qualcuno ha deluso in termini di armonia e piacevolezza di beva. A mio giudizio sopra la media il “Cannubi” e il “Bricca Sarmassa” di Brezza Giacomo, il “Nei Cannubi” e “Costa Grimaldi” diPoderi Einaudi, il “Costa di Rose” di Bric Cenciurio, il “Del Comune di Barolo” di Famiglia Anselma, il “Cerequio” di Boroli, il “Preda Sarmassa” di Virna Borgogno, il “Castellero” di Fratelli Barale, il “Le Coste” di Giacomo Grimaldi e l’integra tradizionalità del Barolo di Maria Teresa Mascarello.

La Morra – Vini notoriamente caratterizzati da un tannino fine e morbido, una buona pienezza e persistenza, una certa “gentilezza” in parte anche voluta dalla schiera di “innovatori” nati negli anni ’90 con l’obiettivo proprio di aumentare l’immediata piacevolezza di questo vino riducendone i tempi di attesa di maturazione. Ampio il panorama offerto dai 39 vini degustati, dal floreale, fresco e lineare Barolo di Francone e di Vigneti Luigi Oddero, del “Rocchettevino” di Eraldo Viberti e dell’”Arborina” di Gianfranco Bovio, al fruttato e spezie dolci del “Rocche dell’Annunziata” di Mario Gagliasso, del “Brunate” di Damilano, del Barolo di Aurelio Settimo e di Ciabot Berton, del “Vigneto Arborina” di Mauro Veglio, del “Ciabot Manzoni” di Silvio Grasso e del “Vigneto Brunate” di Andrea Oberto, fino alla complessità e pienezza del “La Serra” diMarcarini e di Agostino Bosco, del “Brunate” di Vietti e del “Torriglione” di Mario Gagliasso.

Monforte d’Alba – Patria di vini austeri, con un tannino denso e avvolgente, molto longevi ma tradizionalmente bisognosi di tempo per essere apprezzati appieno. I grandi estratti che ho riscontrato a Monforte, in particolare degustando i vini provenienti dal cru “Bussia”, mi spiegavano successivamente alcuni produttori che sono dovuti a una “concentrazione naturale” dell’uva in seguito alla rovinosa grandinata di fine maggio, che ha causato perdite del raccolto di oltre il 60%. Difficile pertanto mantenere buone acidità e mineralità da contrapporre a basi alcoliche notevoli, un equilibrio a mio avviso abbastanza centrato nei vini diPoderi CollaCascina BallarinGiacomo FenocchioFranco Conterno-Cascina Sciulun e Prunotto, maggiore nel “San Giuseppe” e nel “Le Coste” di Pecchenino, nel “Castelletto” di Mauro Veglio, nel “Gramolere” di Fratelli Alessandria e nel sempre austero, elegante e longevo “Gavarini Vigna Chiniera” di Elio Grasso.

Serralunga d’Alba – Un’altra delle patrie dei Barolo: rigorosi, severi, chiusi ma dotati di una mineralità, sapidità ed equilibrio che si esprimono spesso quasi un decennio dopo la vendemmia. Dei 30 vini assaporati, in ordine di crescente complessità, estratto e ricchezza espressiva inizierei con il Barolo di Pio Cesare, il “Del comune di Serralunga d’Alba” di Rivetto, il “Cerrati Vigna Cucco” di Cascina Cucco, il “Vigna Lazzairasco” di Guido Porro, il “Badarina” di Bruna Grimaldi ed i “Sorano” e “Sorano Coste & Bricco” di Ascheri. Si aumenta di intensità con il “Leon” di Cascina Luisin, il “Cerretta” di Germano Ettore e di Giovanni Rosso, gli inebrianti “Serralunga” e “Meriame” di Paolo Manzone, per giungere al culmine con il “Parafada” di Massolino e con il robusto “Lazzarito” di Vietti.
Barolo Riserva 2005 – Freschezza e complessità regnano sovrane anche nelle ventidue Riserve 2005 di Barolo, con maggior equilibrio nell’”Audace” di Roberto Sarotto, nel “Cannubi” di Serio e Battista Borgogno, nella Riserva di Livia Fontana, nel “Gorette” prodotto solo in versione “magnum” da Cordero di Montezemolo-Monfalletto, nel “Bussia” di Giacomo Fenocchio, nel “Gramolere” di Giovanni Manzone e con una punta balsamica nel “Bussia Munie” di Cascina Sciulun di Franco Conterno. Struttura e potenza in abbondanza, nuovamente con inevitabili maggiori tempi di affinamento in bottiglia per il “Vigna Elena” di Elvio Cogno, per il “Monvigliero” di Castello di Verduno, per le “Riserva Vignolo” e “Bricco Boschis Vigna San Giuseppe” di Cavallotto e per il “Vigna Rionda” di Massolino.

Conclusioni
Uno degli aspetti affascinanti dei vini piemontesi risiede senza dubbio nella diversità ed unicità delle varie annate. Dopodiché all’interno delle stesse, ogni produttore interpreta con il suo stile, tradizione e tipicità del vitigno, in questo caso del “nobile” Nebbiolo, chi cercando di perseguire finezza ed eleganza, chi andando invece alla ricerca di tonalità, aromi e concentrazioni maggiori. Allo stesso tempo esistono appassionati che preferiscono l’austerità e complessità del 2006, chi la pienezza e il calore del 2007, chi la floreale freschezza del 2008. Se a questo uniamo l’assoluta opinabilità e soggettività dei giudizi su un vino, ecco che si può affermare senza timori di smentita che in questo momento ognuno può trovare in Langa e nel Roero annata e vini per soddisfare i propri gusti.
Nebbiolo Prima potrebbe però avere a questo punto un’appendice rivolta ai consumatori, sfruttando buona parte dell’apparato organizzativo per allestire ad esempio un banco d’assaggio a fine rassegna all’interno del Palazzo di Piazza Medford, un primo passo di quello che potrebbe diventare in futuro un vero e proprio Salone del Vino del Piemonte.

 

DEGUSTAZIONE COMPARATA

Ci siamo divertiti molto con la degustazione comparata di Barolo Bussia della nostra azienda versus Barbaresco Basarin di Vittorio Adriano. Una verticale dal 2000 al 2007.

Fenocchio presenta l’azienda a Vinitaly 2011

Claudio Fenocchio presenta l’azienda durante il corso dell’ultima edizione di Vinitaly.

Giacomo Fenocchio a Vinitaly 2011

La nostra azienda sarà presente al prossimo Vinitaly nel Padiglione 9 Stand CD1.

Vi aspettiamo con le nuove annate!!!

Online il nuovo sito

E’ online il nuovo sito dell’azienda agricola vitivinicola GIACOMO FENOCCHIO, produttrice di Barolo tradizionale.